La Gazette

Ivan Theimer è considerato uno dei massimi scultori viventi. Regalare una sua mostra alla nostra città è stato un sogno che abbiamo accarezzato per anni. Oggi è realtà e ve ne diamo conto in queste pagine. Abbiamo tante altre cose da dire. Ci piace ricordare il grande trofeo che abbiamo realizzato per il concorso ippico Athina Onassis, e le nuove aperture dei nostri negozi. E... last but not least, come non parlare di ciò che dà il titolo a questa Gazette? Il nostro modo per tatuare nell’argento quell’universo di segni e di sogni che affolla i nostri cuori. Un gioiello che permette di raccontare, evocare, ricordare, esprimere e fissare nel metallo le nostre parole.
La prima residenza milanese di Napoleone era stata Palazzo Serbelloni e, se è vero che i luoghi hanno un’anima, quando abbiamo allestito la mostra “WILD” dentro quelle sale, così dense di stucchi e memorie, qualcuno di noi ha sentito vibrare “l’ombra di tanto spirto”. Di questa mostra vi diamo conto in queste pagine. E troverete la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che l’abbraccio animalier è quello che ci fa volare più in alto. Vi parliamo del nostro amico Carlo Amadori, un talento naturale. Un grande pittore e molto altro. Non possiamo dimenticare la nostra ultima apertura a Roma, in Via del Babuino, ed altri fatti che vi raccontiamo in questa Gazette N. 40. Buona lettura.
L’odore di muffa nelle calli a settembre adombra la luce liquida e sfuggente che scivola al tramonto di un giorno piovoso. Venezia rifiuta gli aggettivi e le definizioni. Una bellezza che tramortisce e ti lascia smarrito, luoghi dove è necessario perdersi, farsi trasportare dal sogno e dimenticare. Venezia è nostra. Ci sentiamo come i nuovi universitari che arrivano al college e disfanno le valigie. Le borse sul letto e di corsa a spalancare le imposte. Saliamo una scala a chiocciola arrugginita, in cima c'è una finestra: “Madonna. Ma questo è un quadro del Canaletto!” Il Canal Grande è ai nostri piedi, con i palazzi, i vaporetti, le gondole, gli schizzi d’acqua e la frenesia di dieci secoli. Il resto non conta.
“Dovete avere fiducia nella bellezza. Essa è la vostra e nostra forza.” Queste le parole del filosofo Zygmunt Bauman, quando gli abbiamo consegnato una Chimera realizzata in occasione della sua visita ad Arezzo. E figuriamoci se non siamo d’accordo. Il modello di quella Chimera fu realizzato in 3 giorni: a volte, in poche ore, siamo capaci di grandi cose. Questo significa essere artigiani tutto fare, oppure un’azienda dinamica? Mah… Oggi stiamo per aprire un bel negozio a Monte Carlo e siamo contenti, un altro sta per arrivare in una città dal fascino unico. La ditta cresce. Ma la testa e le mani dell’artigiano le vogliamo conservare. Sempre.
Noi toscani, quando si va a vedere un posto celebratissimo per la sua bellezza non ci scomponiamo, consapevoli di quello che abbiamo in casa e basta. Per Capri è diverso. Si arriva un po' così e dopo ci si arrende. Capri ci rapisce e noi le offriamo le nostre mani da artigiano. In questa Gazette non troverete solo i gioielli dedicati a Capri. Abbiamo lavorato per Zygmunt Bauman e festeggiamo l'apertura del nostro store di Firenze. Insomma il fatturato delle idee è in buona salute. Siamo carichi e positivi sui nuovi progetti. I nostri gioielli scalpitano e il bicchiere è mezzo pieno.
Le motivazioni si sprecano, ma il concetto di fondo è chiaro e limpido: la preziosità del gioiello contemporaneo non consiste più nel valore intrinseco del materiale nobile utilizzato e delle pietre, ma nell'idea, nel carattere, nell'identità del designer o del brand. Qualcuno parla di nuova democraticità del gioiello, qualcun'altro di elementi che potrebbero ulteriormente confondere il mercato e il consumatore finale. Prezioso, non prezioso, fashion, forse semplicemente “narrativo”. Il gioiello contemporaneo racconta qualcosa di noi, delle nostre vite, dei nostri bi...sogni.
Napoli la puoi leggere in una serie infinita di modi. Facile dire che è una città di contrasti. Napoli è molto di più e molto oltre. Sinfonia di rumori. Lacrime e speranze nella Cappella di San Gennaro o al Carmine. Voglia di volare alla Certosa o a Posillipo. La Napoli del caffè. Il pesce e le verdure di Pignasecca. Le camicie cucite a mano e i weekend in Costiera. La paura del Vulcano e dei mariuoli. Sopra i rumori, gli odori le paure e le speranze, regna un re con la sua sposa. Il colore e la luce.
Fantastìk è una parola che non esiste. Inventata. Inventata ma tutti la capiscono. Fantastìk evoca l’immaginazione, la scoperta, il non reale, la fuga dal digià visto. Fantasia, fantasma, fenomeno, fanale, diafano, finestra ed epifania hanno una mamma greca.
Ai tempi dell’università arrotondavo trafficando in anticaglie. Spesso compravo al Banco dei Pegni di Firenze, dove c’erano due grandi cartelli: “PREZIOSI” e “DIVERSI”. O sei prezioso, o sei diverso. Anche oggi siamo alle solite. Vogliamo essere credibili proponendovi oggetti preziosi realizzati in bronzobianco. Non in argento. Oggetti che sono preziosi per come sono fatti, non per la materia con cui sono fatti. Seguiteci in una stradina “di là d’Arno”. Nell’antro dello scultore Romanelli. Abbiamo ambientato la première di bronzobianco in un luogo carico di suggestioni, memorie e fascino. Siamo ritornati a casa. Nella Firenze artigiana, sudata, forte, ironica e scontrosa. Qui bronzobianco è a casa sua. Firenze è il fil rouge di questo numero del nostro giornale. Buona lettura.
Cari amici, oggi si gioca in casa. Ci tocca parlare della Toscana e non vogliamo fare come quei genitori che lodano i figlioli. E che bei voti prendono a scuola e come obbediscono e come sono perbenino e via e via. Qui da noi, in questo lembo di Toscana del sud, dimenticato tra Arezzo e Siena, l’unico beneficio, è che appena si inforca la moto (Claudio) e la vespa (Giovanni) in trenta secondi siamo immersi nella più bella campagna che voi possiate immaginare. Stop. Tutto il resto è noia, o contrasto, o rissa. Siamo tutti contro tutti e spesso anche contro noi stessi. Non la facciamo lunga e ci viene in mente che il primo segno dei toscani, dicono, sia la misura. Noi misuriamo le parole e vi presentiamo questo giornale.
Qualche tempo fa abbiamo scovato tra le cianfrusaglie di un antiquario un pacchetto di foto. Più belle di un dipinto antico ma ordinario o di una scultura pregiata ma sonnacchiosa. Le offriamo al vostro godimento, in mostra nella nostra boutique di zona Brera. Raccontano la Milano cruda e sudata degli anni '60. Sono le foto di scena originali del capolavoro di Visconti “Rocco e i suoi fratelli”. Vedere per credere. Milano, quante anime, allora come oggi: la città della moda e del design, sempre contemporanea a se stessa e alle tendenze d'avanguardia.
Siamo arrivati alla gazette n. 30. Sono passati dieci anni da quelle due sparute paginette che si spedivano ai nostri clienti. Bene. Oggi il nostro giornale si stampa in ventimila copie e si manda al giro per il mondo in quindici paesi stranieri. In teoria si dovrebbe parlare della ditta, dei prodotti, delle nuove iniziative. Ok. Piucchegiusto. Il lavoro va bene, i nuovi prodotti tutti super e le iniziative azzeccate, as usual. Oggi, però, abbiamo voglia di parlare di due persone amiche per le quali sentiamo stima, affetto e gratitudine: Anna Bulgari Calissoni e lo scultore Ivan Theimer.
La nostra tavola: volevamo fare un secchio champagne esagerato. A due piazze. Per due bottiglioni di “Vedova Clicò” o fattispecie. Bene. Che manici gli mettiamo? Coccodrilli? Leoni? Leopardi, aragoste, fiori, frutta, verdura. Non ci manca niente e se qualcosa manca si cucina espresso. Pensiamo a qualcosa di veramente non visto, non sentito e non sognato. Ve la facciamo corta. I manici di questo sontuoso, maestoso, sciampagnoso, secchione, saranno due rospi. Con le bocche bavose e gli occhioni annoiati. Basta trionfi di frutta e di fiori. Vogliamo trasformare i rospi in principi senza baciarli. Solo modellandoli nell'argento.
“Giovanni, in oltre cinquant'anni di carriera questo è il più bel premio che abbia mai ricevuto”. Ci contattano per realizzare un premio in argento che in passato è stato attribuito ad artisti del calibro di Zubin Mehta e Riccardo Muti. “A chi lo date?”. “A Mogol”. Basta. Non c'è altro da dire. Un paio di giorni per capire come vedevo Mogol in argento e poi, dopo i bozzetti, la parola è passata a Claudio che in quattro e quattr'otto ha realizzato il rinoceronte che vedete in copertina. Coccodrilli, pantere, rinoceronti o serpenti: gli animalier sono sempre i nostri cavalli di battaglia.
Il tema è lei: la forchetta! La tocchiamo, la usiamo tutti i giorni e quindi non la vediamo più. La infiliamo in bocca. Le concediamo un'intimità così assoluta e la consideriamo così poco. Qui ve la raccontiamo in un breve excursus storico scritto (ovviamente) da un cuoco. Parliamo anche d'altro. Facciamo vivere con splendide foto d'epoca una fonderia di campane delle nostre parti. Vi mostriamo un capolavoro dell'oreficeria medievale di cui sponsorizziamo il restauro.